Il Caduceo 2

Il secondo mito cui si riferisce il caduceo (vedi qui il primo), per sommi capi ci parla di Asclepio, figlio di Apollo dio (tra le altre cose) della medicina, il quale Asclepio aveva imparato da Chirone l’arte di guarire. Un giorno era intento a cercare una medicina per una persona quando vede un serpente. Prontamente lo colpisce con un bastone. Un secondo serpente esce allo scoperto e cerca di raggiungere il primo, Asclepio gli va incontro ma nel frattempo il secondo serpente ha rianimato il primo, così Asclepio capisce il potere curativo del veleno del serpente.
La foto ritrae Asclepio con in mano il bastone, simbolo del Caduceo, questa volta con un serpente solo.
Il Gemelli è conoscenza. Mercurio, suo dio, era stato istruito da Apollo nell’arte della medicina, dell’oratoria (parla, il Gemelli), della divinazione.
E’ il tempo dell'amore

E’ bella, amante della vita, mediamente brava e generosa, il suo nome è Venere o Afrodite per i Greci. Botticelli ce la raffigura nuda, appena nata dal mare, su una conchiglia, e intorno a lei le si fanno intorno Zefiro, vento primaverile, e Clori, il vento che simboleggia l’amore fisico. Dall’altra parte arriva rapida la ninfa Ora, ovvero la primavera, che le porta un mantello con cui coprirsi. Dappertutto fiori, leggerezza, brezza marina, leggiadria.
Questa Venere sensuale e terrena, portata per l’amore fisico (e lo sa bene Marte!) è la signora del Toro, il segno del periodo. Niente a che vedere con gli altri aspetti di Venere che sono appannaggio di altri segni, per esempio l’eleganza, l’amore coniugale e la fedeltà (Bilancia) o il sacrificio di sé e l’amore per tutte le creature (Pesci).
Portato in astrologia, il mito di Venere si esprime in vari modi, e in una carta natale ci dà indicazioni su come la persona vive l’amore, i sentimenti, il sesso, la passione; ci dice cosa questa persona ama, cosa le piace fare o non fare, i suoi desideri e le sue delusioni; i suoi eccessi, non ultimi i peccati di gola. Venere era detta dagli antichi ‘la Piccola Fortuna’, e dalla sua presenza si può leggere anche il favore del cielo per le acquisizioni materiali… e lo sa bene il Toro, venusiano per eccellenza, che non disdegna il denaro, le cose belle e preziose.
Il mezzo Toro

Poiché siamo già in Toro, voglio ricordare che un conto è il segno del Toro e un conto è la costellazione che vediamo nell’immagine, chiamata anch’essa Toro. Ebbene, l’astrologia si occupa di segni, non di costellazioni! E noi siamo entrati nel segno del Toro, non nella costellazione del Toro!
E per chi volesse capire come mai il Toro della costellazione è metà e basta, riporto quanto scrissi in altra occasione:
Perché il Toro della costellazione non è ‘completo’? Rappresenta sì un Toro, ma senza una coscia, e comunque senza la sua parte posteriore! Il mito ce lo spiega.
Si narra che Ishtar (la Venere mesopotamica), si innamora del re Gilgamesh. Ammaliata dalla sua bellezza e dalla sua forza, gli chiede di diventare suo sposo e di giacere con lei. Il re conosce però la vita sregolata della dea e sa che ella non ha pietà degli uomini che con lei giacciono, facendoli infatti uccidere dopo che con essi ha passato notti d’amore, e perciò sdegnosamente la rifiuta. Ishtar, furibonda, accecata dall’ira per l’affronto subito, chiama il Toro Celeste, il cui galoppo è portatore di tempeste e terremoti e la cui venuta procura sette anni di siccità; la lotta è furibonda, apocalittica, Gilgamesh sembra non farcela più, ma Enkidu, il suo fidato amico, lo soccorre afferrando una coscia e il membro del Toro Celeste, strappandoglieli con un colpo violento e gettandoli in faccia alla dea, che umiliata e sconfitta se ne torna al suo cielo.
Si narra che la dea, per onorare il suo Toro Celeste, l’abbia poi messo tra le stelle, senza la parte posteriore ‘strappata’, facendo così nascere la costellazione del Toro…
La Capra-Pesce

Nelle immagini più antiche il Capricorno è raffigurato con la parte di sopra di un capro, quella di sotto di un pesce. Se nelle immagini in cui compare il solo capro, integro, si mette in risalto l’animale delle montagne, l’arrampicatore, la sua volontà di elevarsi, in queste non ci si dimentica che l’origine era dall’acqua. Presso i Sumeri era Enki (En significa Signore, ki significa Terra), e personificava il signore dell’abisso primordiale, delle acque sotterranee, ed in seguito per estensione dei mari e dei fiumi; era considerato inoltre patrono degli architetti, dei fabbri, degli intagliatori di pietre, ma anche dei pescatori e dei naviganti; e dicevano che abitava nelle regioni del Capricorno…
Giove e il Sagittario

Mezzo uomo e mezzo cavallo

Da sempre il Sagittario, che significa ‘colui che scaglia le sagitte (frecce)’ , detto anche Arciere Celeste, è associato ai Centauri, esseri mitologici metà uomini e metà cavalli, un po’ rudi e litigiosi, tanto da essere scaraventati all’Inferno da Dante a guardia dei dannati violenti. Sono anche esseri capaci di elevarsi con la conoscenza, se lo vogliono, ed uno splendido esempio è dato dal più famoso saggio e sapiente di loro, Chirone, medico e chirurgo (nella foto). Il Sagittario è quindi allo stesso modo un individuo molto a contatto con la propria parte animale, da cui sa elevarsi con l’intelletto ma senza ‘corrompersi’ o rinnegare la natura e l'origine animale. Per analogia con la 9° casa, il 9° segno dello zodiaco ha a che fare con le avventure, i viaggi, gli studi superiori, la conoscenza, l’elevazione spirituale, le religioni. La 9° casa era detta dagli antichi la Casa di Dio.
Foto: www.istitutopontevaltellina.it Usata a scopo unicamente informativo.
Poseidone

Immagino che da questo mare spunti Nettuno col suo tridente.
Il suo regno è il mare aperto, ereditato dal padre Crono-Saturno nella spartizione dell’universo. A Zeus-Giove, suo fratello, era andata la terraferma, a Ade-Plutone, l’altro fratello, gli inferi.
Stasera alle 22 Nettuno e la Luna saranno congiunti: dei due, solo la seconda si vede ad occhio nudo, immaginiamoci perciò Nettuno in direzione della Luna. D’altra parte, Nettuno e Luna parlano entrambi di immaginazione, come simboli…
Mezzo uomo mezzo cavallo

Il Centauro CHIRONE era un saggio e un terapeuta, diventato simbolo del guaritore buono. Figlio di Crono (Saturno), fu rifiutato dalla madre e dedicò la sua vita ad insegnare ai fanciulli la medicina, la musica, l’astronomia, il combattimento. Ferito al ginocchio da una freccia avvelenata, essendo immortale, doveva giornalmente prendersi cura della propria ferita; infine rinunciò all’immortalità per donarla a Prometeo, e fu messo da Giove in cielo a formare la costellazione del Sagittario.
L’astrologia lo vede soprattutto come colui che guarisce gli altri ma non riesce a guarire se stesso, ed il punto del nostro Tema natale in cui si trovava questo asteroide alla nascita ci dà indicazioni sulle ferite, del corpo e dell’anima: Chirone nel Tema natale può darci indicazioni interessanti sulle nostre sofferenze.
Una Lilith moderna

E’ di John Collier Acquario d.o.c, questa interpretazione moderna in chiave d’eros di Lilith. Ricordo che il mito di Lilith è pieno di implicazioni e spunti per letture diverse, dal demoniaco all’emancipato liberante. Brevi cenni sul mito qui.
Lilith, la diavolessa

Secondo certe leggende è stata la prima moglie di Adamo, che la ripudiò scegliendo dopo di lei la più addomesticabile Eva. Lilith infatti voleva essere pari a lui, in quanto fatti della stessa materia, ovvero terra e acqua impastate dalle mani di Dio, ed al suo rifiuto lei scappò dal paradiso e non volle più tornare, rimanendo in terra, sulle rive del mar Rosso. Lui la maledì e lei per dispetto prese ad accoppiarsi con tutti i demoni, generando altri demoni. Raffigurata con le zampe e circondata di animali notturni, come in questo bassorilievo, è diventata simbolo del male, un essere maligno che vagando di notte uccideva i bambini.
In tempi moderni essa è stata presa come simbolo dell’indipendenza femminile, della donna che non vuole sottomettersi. Non la Lilith demoniaca, quindi, che uccideva i bambini e succhiava agli uomini con i quali faceva sesso la linfa vitale, bensì la donna stanca delle prepotenze, che decide di lasciare di sua volontà il paradiso e di andare incontro all’ignoto. In questa versione del mito, non è Adamo che scaccia Lilith, è lei stessa che sceglie il suo destino. Spirito libero, fugge dal paradiso per non dover rinunciare all’espressione autentica della sua personalità.
In astrologia rappresenta la parte mancante di tutti noi, che va ritrovata pena il vagare nell’insoddisfazione. Se il Sole è Adamo e la Luna Eva, la nostra Lilith può essere rappresentata dalla Luna Nera, e dove in un Tema natale c’è la Luna Nera lì leggiamo la nostra parte mancante, che faticheremo per tutta la vita a ri-trovare.
Ben venga Maggio…

Perché Maggio si chiama Maggio? Il nome è dato dalla dea romana Maia, il cui nome deriva da mag che vuol dire crescita, accrescimento, visto che in questo periodo c’è tutto un fermento nel mondo agricolo, la natura cresce rigogliosamente. Maia era poi la mamma di Mercurio, il dio delle merci, l’inventore della lira e delle palestre e che insegnò il linguaggio agli uomini. Nell’antica Roma aveva anche una festa in suo onore che si celebrava il 15 del mese. E’ in questo mese infatti che ha inizio il periodo sotto la tutela del segno dei Gemelli.
Nella foto un’immagine di Mercurio affrescata dal pittore Francesco Zugno nel Palazzo Mussato a Padova.
Amore

Parlare d’amore, in astrologia, è parlare di Venere, di Marte, e a volte del loro figlioletto Cupido detto anche Amore. L’immagine ce li mostra con le loro caratteristiche principali tramandateci dal mito, lei avvenente e sensuale, lui protettivo e baldanzoso ma soprattutto guerriero e sempre pronto a partire per qualche battaglia, il bimbo intento a scagliare frecce al cuore e a far innamorare. Il quadro è del Guercino, un Acquario nato 8.2.1591, e si trova a Modena alla Galleria Estense. Guercino aveva una tecnica particolare per ‘agganciare’ lo sguardo di chi guardava i suoi dipinti, qui per esempio notiamo che Venere guarda verso di noi e ci indica con la mano, Cupido tende l’arco dalla nostra parte su indicazione della mamma. Nessuno è immune dall’amore.
Chi la più bella?

Mercurio porge una mela a Paride prima del proverbiale giudizio su Venere e le altre: la domanda era “chi la più bella fra Era (Giunone), Athena (Minerva) e Afrodite (Venere)?”. L’incauto Paride risponde ovviamente Venere Afrodite, e da qui vendette su vendette scatenarono addirittura la guerra di Troia!
Il dipinto si trova sul soffitto della Galleria dei Carracci in Palazzo Farnese a Roma, dove ci sono i capolavori di questo pittore.
Annibale Carracci era pittore poliedrico, si dedicò infatti a vari generi, privilegiando come contenuto i soggetti mitologici, come a Palazzo Farnese, ma anche paesaggi e scene di vita quotidiana.
Venere, la nascita della dea

Nasce dalla spuma del mare Afrodite la Bella, nel mare in cui sono stati gettati i genitali recisi di Urano. Dall’osservazione dell’immagine del Botticelli, ecco come ci appare questa dea signora del Toro, segno del mese. Nata dall’acqua di mare, nuda (perché istintiva e naturale), dove passa crescono i fiori (dea della natura); soffiano venti primaverili (Zefiro-vento fecondatore e Clori-amore fisico) che sospingono la conchiglia a riva, mentre la ninfa Ora, personificazione della primavera, si avvicina per coprirla con un manto fiorito. E’ il trionfo della grazia e della bellezza.
Una Venere importante in un tema natale suggerisce tutte queste cose: grazia, bellezza, piaceri, sesso.
Il Toro Celeste

Perché il Toro della costellazione non è ‘completo’? Rappresenta sì un Toro, ma senza una coscia, e comunque senza la sua parte posteriore! Il mito ce lo spiega.
Si narra che Ishtar (la Venere mesopotamica), si innamora del re Gilgamesh. Ammaliata dalla sua bellezza e dalla sua forza, gli chiede di diventare suo sposo e di giacere con lei. Il re conosce però la vita sregolata della dea e sa che ella non ha pietà degli uomini che con lei giacciono, facendoli infatti uccidere dopo che con essi ha passato notti d’amore, e perciò sdegnosamente la rifiuta. Ishtar, furibonda, accecata dall’ira per l’affronto subito, chiama il Toro Celeste, il cui galoppo è portatore di tempeste e terremoti e la cui venuta procura sette anni di siccità; la lotta è furibonda, apocalittica, Gilgamesh sembra non farcela più, ma Enkidu, il suo fidato amico, lo soccorre afferrando una coscia e il membro del Toro Celeste, strappandoglieli con un colpo violento e gettandoli in faccia alla dea, che umiliata e sconfitta se ne torna al suo cielo.
Si narra che la dea, per onorare il suo Toro Celeste, l’abbia poi messo tra le stelle, senza la parte posteriore ‘strappata’, facendo così nascere la costellazione del Toro…





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